Gli 8 errori sui Social Network più frequenti

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I social network sono la moda del momento, tutti noi passiamo ore a visitarli e a leggere i messaggi. Abbiamo sempre il cellulare in mano e ogni 20-30 minuti lo sblocchiamo e buttiamo un occhio su Facebook, Instagram, LinkedIn o altro.

Ma perché i social media vanno così di moda?

Varie ricerche di neuromarketing ci dicono che questi nuovi strumenti attivano in noi veri e propri stimoli positivi detti Arousal.

Il meccanismo è semplice e inizia nel momento stesso in cui postiamo un contenuto. Quando riceviamo un like, il nostro cervello lo interpreta come una ricompensa e rilascia una “scarica” di dopamina.

Ciò ci spinge a continuare a postare e interagire per ottenere nuovamente like e reactions.

Ma si sviluppa anche nel semplice usufruire dei contenuti altrui. Insomma siamo animali sociali e relazionali e i social, sfruttando il nostro cervello, riescono a tenerci incollati allo schermo.

Profili non completi e ottimizzati

Molto spesso in azienda viene affidato al più giovane il compito di seguire i social, di norma chi è giovane spesso cambia lavoro repentinamente e può capitare che l’azienda perda addirittura l’acceso ai canali social.

Oppure ancora peggio è non avere gli account completi ed ottimizzati. Canali che non pubblicano nulla da alcuni anni o che ancora più grave riportano informazioni vecchie ed errate.

Insomma, è fondamentale presidiare anche vecchi account Twitter che non si usano più mantenendo coerente grafica, logo, colori e informazioni di dettaglio.

Il non pubblicare non ci deve portare al non presidiare!

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Comunicazione autoreferenziale

Tutte le aziende sono dinamiche, attente ai clienti e il top sul mercato, ma quando ti addentri e conosci bene i gangli che la compongono, di solito si trova tanta polvere sotto al tappeto.

Un errore grave quindi è realizzare una comunicazione autoreferenziale dove si pone l’accento sull’azienda e sulla vendita dei suoi prodotti e servizi.

Nella realtà gli utenti sui social non stanno aspettando di acquistare i tuoi prodotti e servizi, anzi pensano ad altro. Quindi è fondamentale ingaggiarli con informazioni utili e invogliarli. Insomma “help don’t sell” è la massima su cui si basa il content marketing e il marketing in generale.

Dimentichiamoci di noi e pensiamo ai bisogni dei nostri clienti e a come possiamo migliorargli la vita e il lavoro.

Non rispondere ai commenti

Se ignori il tuo pubblico e non lo ascolti che senso ha essere sui social? Questi sono strumenti di comunicazione orizzontali che mettono allo stesso piano utenti ed aziende, professionisti e clienti. La comunicazione è cambiata in questi decenni ed è passata da verticale a orizzontale con tutto quello che ne consegue.

Ascoltare le lamentele e i bisogni degli utenti è per certi versi un vantaggio per le aziende, perché permette a loro di migliorarsi.

Pubblicare eccessivamente o pubblicare troppo poco

Pubblicare solo cose utili ai propri clienti è l’unica soluzione giusta. Magari inserendo ogni tanto qualche informazione di settore e promozione di prodotto e servizio. Quest’ultimo però non può essere la normalità, bensì l’eccezione che conferma la regola.

Insomma, quanto e quando pubblicare è la domanda sbagliata. Quello che dobbiamo chiederci è se stiamo aiutando i nostri potenziali clienti.

Non conoscere il linguaggio adatto a ciascun social network

Pubblicare caterve di hashtag su Facebook come fosse Instagram, oppure selfie esistenziali su LinkedIn è sbagliato. E lo è perché nei social ognuno di noi ha obiettivi diversi e utilizza stili comunicatici differenti.

Non siamo obbligati ad essere presenti in tutti i canali social e proprio per questo non dobbiamo pubblicare ovunque gli stessi contenuti.

Ogni social ha algoritmi propri, utenti diversi ma soprattutto consuetudini differenti!

Avere un profilo in ogni Social

Ogni azienda ha budget, risorse e tempo limitato. Quindi non ha senso sprecarli in mille rivoli. Molto meglio ragionare e investirli dove ha senso.

Per capire dove è meglio lavorare e investire tempo bisogna fare due ragionamenti importanti:

  1. Capire quali social ci saranno tra 5-10 anni. Da questo punto di vista Facebook e LinkedIn offrono molte garanzie, molte meno Clubhouse, Snapchat o Pinterest.
  2. Quale Social usano i nostri clienti? Può sembrare ovvio e banale, ma poche aziende si pongono questa domanda.

Scegliere i profili social in base alle proprie preferenze

Altro errore esistenziale: cioè scegliere di comunicare nel social che si conosce bene e dove si passa tanto tempo. Ma se non è il social usato dai nostri potenziali clienti, cosa ci facciamo?

Insomma, prima di partire in questo viaggio sarebbe utile fare un’analisi di mercato e valutare bene con chi si vuole comunicare e che strumento usare.

Pensare che i post organici siano abbastanza

La parabola di tutti social è la stessa: quando vengono lanciati sul mercato non c’è la parte di advertising, tutto è gratis e si possono fare tante visualizzazioni, farsi seguire da tanti follower e prendere anche un po’ di clienti.

Poi naturalmente, visto che non sono una onlus, se sfondano iniziano a ridurre la visibilità delle aziende e chiedere in cambio un investimento pubblicitario.

Per questo pensare di trovare clienti senza investire denaro direttamente in advertising è una perdita di tempo e di risorse.

Alcuni mesi fa ho scritto questo articolo che spiega quanto sia importante la pubblicità sui social media.

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